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Simon Bolivar e il sogno della “Gran Colombia”

Mentre a Caracas Simón Bolívar era diventato per tutti “El Libertador”, nelle regioni interne delle Paese non si respirava lo stesso clima di giubilo: la popolazione rurale della regione dei Los Llanos, i cosiddetti Llaneros, dediti alla cura del bestiame nei grandi latifondi della regione e noti per essere particolarmente feroci e spietati in combattimento, si schierarono contro la nuova Repubblica venezuelana. Questo permise ai realisti del generale Juan Manuel Cajigal di riorganizzarsi e attraverso il prezioso lavoro svolto da José Tomás Boves, una volta ottenuto il sostegno dei LLaneros, iniziarono la riconquista del Paese. Sconfitto due volte in battaglia, Bolivar e i suoi furono costretti ad abbandonare Caracas: era il 16 luglio del 1814 e dirigendosi verso la costa orientale le forze repubblicane si riunirono a quelle operanti più a sud sotto il comando del generale Santiago Mariño, altro grande protagonista delle Guerre d’indipendenza ispanoamericane.

LE SCONFITTE DEGLI INDIPENDENTISTI E LA FUGA DA CARACAS

Ammaccate, frastornate ed in forte inferiorità numerica, le truppe indipendentiste vennero nuovamente battute ad Aragua de Barcelona il 17 agosto. La disfatta fu completa: non solo l’esercito repubblicano venne fatto a pezzi ma fu decapitata l’intera linea di comando della Repubblica visto che diversi generali, tra cui Bolivar e Mariño che erano riusciti a salvarsi rocambolescamente dal massacro, furono catturati. Il loro destino e quello dell’intero esperimento rivoluzionario sembrava ormai segnato ma grazie all’intervento di un ufficiale deciso ad aiutarli, riuscirono a fuggire dalla prigionia e a raggiungere Cartagena trovando così nuovamente riparo nelle Provincie Unite di Nuova Granada. Nel frattempo le cose in Spagna si andavano sistemando: mentre Napoleone viveva l’ultima coda della sua parabola discendente, Ferdinando VII tornò sul trono e deciso a riprendere il controllo dei domini coloniali spagnoli, inviò in Sud America un corposo esercito sotto la guida del colonnello Pablo Morillo. Ecco, la storia delle guerre per l’indipendenza del sud America è anche una storia di confronti fra grandi generali, come Bolívar e Morillo.

 

Quest’ultimo, nominato dal re Comandante delle Spedizioni e capitano generale delle province del Venezuela, salpò diretto al Nuovo Mondo con una flotta di 18 navi da guerra e 42 cargo sbarcando sull’isola Margarita con l’obiettivo di soffocare la rivoluzione. Resosi conto però che gran parte del lavoro che gli spettava era già stato svolto egregiamente dalle truppe monarchiche del luogo, diresse le sue attenzioni verso le Province Unite di Nuova Granada intento a combattere l’esercito rivoluzionario di Simón Bolívar che si era nel frattempo ricostituito. Il Liberador però era entrato in contrasto con alcuni membri del governo di Nuova Granada e temendo di essere tradito e consegnato agli spagnoli, aveva trovato riparo in Giamaica. Così mentre nel dicembre del 1815 Morillo iniziò la riconquista delle province ribelli prendendo prima Cartagena e poi Bogotà e cancellando definitivamente dalle cartine l’esistenza delle Province Unite di Nuova Granada, Bolívar dalla Giamaica scriveva a mezza Europa nel tentativo di ottenere quel sostegno internazionale alla causa dell’indipendenza americana che avrebbe permesso di continuare la guerra contro la Spagna. Nessun però si dimostrò sensibile alle sue richieste di aiuto.

Pablo Morillo
Paolo Morillo, il generale spagnolo inviato in Sudamerica per sedare le rivolte degli indipendentisti. Sarà, sul campo di battaglia, il grande rivale di Simon Bolivar.

IL RITORNO DEL “LIBERTADOR” E LA COMPLICATA GESTIONE DEL VENEZUELA

Di fatto, costretto nuovamente a spostarsi, si trasferì ad Haiti, ospite del presidente Alexandre Pétion suo grande ammiratore, dove riprese i combattimenti alla guida di nuovi formazioni rivoluzionarie. La lotta fu lunga e sanguinosa ma diede frutti insperati: salpato da Haiti in direzione del Venezuela iniziò la conquista di numerose città costiere e con il supporto di Santiago Mariño, Manuel Carlos Piar e Carlos Soublette riuscì ad espugnare la città di Angostura. Questa, dotata di ottimi collegamenti stradali e fluviali divenne presto un’eccellente base strategica sia commerciale che militare. Accolto trionfalmente dalla popolazione che vedeva nuovamente in Bolívar colui che avrebbe potuto cancellare definitivamente il giogo della dominazione spagnola, ricevette il titolo di presidente della repubblica del Venezuela, la Terza Repubblica e tra i suoi primi atti promosse l’abolizione della schiavitù. Poi, affidò la sua voce e quella del movimento indipendentista al “Correo del Orinoco“, organo ufficiale dei rivoluzionari sudamericani che si diffuse presto in tutto il Venezuela e nei Caraibi. Con questo strumento di diffusione le idee repubblicane circolarono liberamente, facendo leva sul risentimento delle masse schiavizzate ed emarginate dal ceto aristocratico creolo che, piano piano, riuscì saggiamente a portare dalla sua parte.

Il suo progetto era però ben più articolato e prevedeva interventi anche sul piano militare: memore dell’efficienza in battaglia dei cavalieri Llaneros che più volte gli avevano rotto le ossa, predispose grandi manovre per il loro reclutamento sfruttando il risentimento che questi provavano nei confronti dei generali Morillo e Boves per via dell’atteggiamento di sufficienza che avevano nei loro confronti e considerati dai vertici militari spagnoli poco più che carne da macello. I piani di Bolívar vennero ostacolati però dalla lotta intestina per la conquista del potere: sin dalle sue prime battute, la vita della Terza Repubblica del Venezuela, fu fortemente ostacolata dalla presenza di forti contrasti in seno al consiglio direttivo. Bolívar infatti si attendeva una conferma dei pieni poteri ma la resistenza da parte di Mariño e Piar portò ad una iniziale ridefinizione degli equilibri interni: tra le misure più importanti vi fu la scelta di dar vita ad un triumvirato “cautelativo” nato proprio con il compito di affiancare al Libertador altre due figure governative che ne smorzassero l’autorità politica e militare; inoltre si procedette all’assegnazione a Santiago Mariño del controllo generale forze armate.

BOLIVAR PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

Bolívar però non aveva nessuna intenzione di spartire il potere con altri e così, sostenuto dai comandanti Rafael Urdaneta e Antonio José de Sucre, spinse il triumvirato allo scioglimento. Poi, non pago, sfruttando la sua enorme popolarità, eliminò ogni voce dissidente: tra gli epurati vi fu anche Manuel Carlos Piar che, arrestato per alto tradimento fu pubblicamente giustiziato il 16 ottobre 1816. Preso il comando delle forze armate ed ottenuti pieni poteri, il “dittatore” mise in atto un accorto programma di liberazione delle colonie americane: decisivo in tal senso fu infatti l’incontro con José Antonio Paez, “El Centauro de los Llanos” che riconobbe ufficialmente Bolívar quale leader della fazione repubblicana. Forti quindi dei cavalieri delle praterie gli indipendentisti iniziarono così una marcia a tappe penetrando nella parte meridionale del Venezuela e strappando provincie su provincie al controllo dei colonizzatori europei. Poi, per pacificare le nuove terre cadute sotto il controllo della Repubblica, Bolívar indisse nuove elezioni dalle quali si formò il primo Congresso di Angostura , composto da 26 delegati eletti dalla popolazione. Con la formazione del Congresso El Libertador ottenne così la legittimazione legale del suo potere dittatoriale ed eletto primo Presidente della Repubblica venezuelana mantenne anche il controllo dell’esercito.

Il suo sogno era quello di dar vita ad un’unica grande repubblica del Sud America:

Desidero più di ogni altra cosa vedere formarsi in America la più grande nazione del mondo, più per la sua gloria e libertà che per la sua estensione e per la ricchezza della sua terra

annunciò nel discorso inaugurale da Presidente. Fu solo quel punto che, nel tentativo di realizzare il suo programma politico, poté mettere nel mirino il Vicereame di Nuova Granada, autentica roccaforte spagnola che estendendosi attraverso i territori odierni di Panama, Colombia, Ecuador, e Venezuela dopo circa sei anni di indipendenza era tornata sotto il controllo iberico. Di fatto la recente storia della regione rappresentò per Bolívar e i suoi uno straordinario vantaggio: la gente infatti aveva maturato un intimo quanto prorompente sentimento di libertà che il ritorno di Madrid non aveva minimamente assopito. Questo divenne alla lunga il valido alleato dei repubblicani e risultò decisivo per mandare in porto l’intera campagna di liberazione.

IL CONFRONTO CON MORILLO E LA NASCITA DELLA “GRAN COLOMBIA”

Per far fronte all’inferiorità numerica in termini di mezzi e uomini rispetto a quanto poteva disporre il nemico, El Libertador elaborò uno piano tattico straordinario con l’intenzione di sorprendere il nemico: fece iniziare le operazioni belliche durante la stagione delle piogge così da rendere più complicati nelle campagne allagate i movimenti delle forze realiste guidate dal generale Morillo. Fu però un sacrificio enorme quello che Bolívar richiese ai suoi uomini: attraversate le umide pianure della Colombia l’obiettivo era quello di risalire la Cordigliera andina orientale ed attraversato il passo montano di Páramo de Pisba, (che segna quota 4.000 metri), piombare sul nemico. Questa significava, nella migliore delle ipotesi, attraversare in pieno autunno le malariche paludi che punteggiavano la prima parte del viaggio, per poi intraprendere l’ascesa facendo i conti con i noti problemi di altitudine e congelamento, ai quali le truppe non erano affatto preparate. Ma nonostante tutte le difficoltà, la sua caparbietà gli permise di compiere ciò che fino a quel momento tutti ritenevano irrealizzabile: il 5 luglio del 1819 infatti sbucò dalle montagne e come previsto trovò l’intera area non presidiata dall’esercito nemico visto che Morillo riteneva impraticabile l’attraversamento delle Ande in quella stagione dell’anno.

La sua avanzata fu inarrestabile e costellata di vittorie: tra gli scontri più importanti dell’intera campagna la Battaglia di Boyacá fu quella che più di ogni altra restò impressa nella storia delle guerre ispanoamericane. Combattuta il 7 agosto nell’odierno Dipartimento di Boyacá in Colombia un’armata di indipendentisti comandata dai generali Francisco de Paula Santander e José Antonio Anzoátegui affrontò le forze realiste al comando del colonnello José María Barreiro, riportando una grande vittoria dopo circa due ore di scontri furiosi. I continui successi riportati dai suoi uomini lo condussero alla vittoria in meno di un mese quando, liberata anche la Guayana, entrò vittorioso a Bogotá. La sua popolarità in Venezuela e in tutto il Sud America raggiunse le stelle. Tornato a casa, il Congresso di Angostura ratificò l’unificazione di Guayana e Nuova Granada in un nuovo grande stato. Il 17 dicembre del 1919 nasceva così la “Gran Colombia“: il sogno di Bolívar era ormai compiuto.

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