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Mazzarino, il controverso cardinale italiano che resse i destini di Francia

Alla metà del XVII secolo i destini della Francia furono retti da un italiano, un religioso che scalò i vertici del potere del Paese transalpino eliminando le opposizioni e i complotti ai suoi danni. Grazie a lui, la Francia divenne in pianta stabile una potenza di primo piano sullo scacchiere europeo, tanto da rivaleggiare in maniera aperta con gli Asburgo. Costui era il cardinale Giulio Mazzarino. Il cardinale è passato alla storia come uno dei più grandi statisti della storia di Francia ma fu detestato dagli stessi francesi e dovette subire svariate accuse di malversazioni ed intrighi, tanto che il suo nome è ancora oggi oggetto di dileggio e discredito.

“L’ITALIEN” MAI AMATO DAI FRANCESI

Tra le cause di questo fenomeno negativo nei suoi confronti, fu certamente il suo essere straniero, in particolar modo italiano, in terra di Francia: i cortigiani erano soliti citarlo come “l’italien”, con la classica (e mai del tutto tramontata) spocchia del tutto negativa che i francesi rivolgono agli italiani. Ma non solo, Mazzarino, in Francia riuscì ad accumulare notevoli ricchezze e i suoi metodi di governo, più inclini al sotterfugio e all’intrigo, piuttosto che al legittimo esercizio di governo, resero i suoi successi insopportabili ai francesi. Queste azioni e questi comportamenti gli portarono in dote molti nemici, e ben pochi alleati.

Ritratto del cardinale Mazzarino, opera di Pierre Mignard
Ritratto del cardinale Mazzarino, opera di Pierre Mignard.

Le malelingue, il discredito e l’invidia dei suoi avversari che lo accusarono sia sul piano della vita privata che su quello pubblico, hanno influenzato in modo netto il giudizio e la memoria del cardinale, rimasti imprigionati in un sorta di figura oscura da tramandare alla Storia. Tuttavia, in tempi più recenti, nella stessa Francia, si è fatta, e sia sta facendo strada un deciso revisionismo sulla figura di Mazzarino, grazie ai libri di Pierre Goubert e Simon Bertière. Le alterne fortune sulla memoria storica del cardinale (nativo di Pescina, in Abruzzo, allora Regno di Napoli), sono la diretta conseguenza delle vicende che lo riguardarono in vita: la sua ascesa alla monarchia francese ebbe un rapido sviluppo a cavallo del 1642. Durante la Fronda ebbe un periodo molto negativo (tumulti e disordini lo costringono per ben due volte ad abbandonare Parigi), che non gli impedì comunque di tornare ai fasti precedenti. La morte lo colse infine nell’anno 1661.

IL RUOLO DI RICHELIEU E L’ASCESA DEL CARDINALE ITALIANO

La storia politica del cardinale, pur tenendo conto degli enormi meriti individuali, va inquadrata guardando quello che era il contesto internazionale in cui egli visse, valutando l’opera compiuta dal suo predecessore Richelieu (strenuo difensore della monarchia) che egli continuò, e la protezione che gli accordò Anna d’Austria, regina madre e reggente. Il fatto centrale che cambiò la vita di Mazzarino si ebbe appunto nel dicembre del 1642, quando il cardinale Richelieu, sul letto di morte pronunciò parole come fossero un testamento politico. Le sue ultime volontà, rivolte al re, consigliavano a quest’ultimo di fare Mazzarino suo successore. Il re, Luigi XIII rispettò le volontà dell’ormai defunto Richelieu. Il 13 dicembre, giorno dei funerali, il re comunicò al cardinale che il successore di Richelieu era proprio lui, e che a lui spettava il compito di continuare la sua opera. Mazzarino proseguì dunque la strada di Richelieu, e non ci furono cambiamenti significativi nella azioni politiche rispetto al cardinale francese. Il passaggio di consegne fu del tutto indolore, senza particolari sconvolgimenti, anzi, sembrò quasi che non ci fosse stato affatto alcun passaggio.

 

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