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Le “Streghe della notte”, le indomite amazzoni dell’aviazione sovietica

Nella storia dell’aviazione alcune pagine memorabili sono state scritte dalle donne: molti ad esempio conoscono le vicende di Amelia Earhart straordinaria aviatrice che morì nel 1937 in uno dei suoi viaggi più ambiziosi e ugualmente celebre fu anche Hanna Reitsch, collaudatrice degli aerei delle Lutwaffe rimasta celebre per via dell’impresa compiuta alla fine di aprile del 1945 quando, a bordo di un piccolo Fieseler Fi156 Storch, sfidando le artiglierie sovietiche, atterrò tra le macerie di una Berlino ormai prossima alla capitolazione. Meno note al grande pubblico sono però le gesta di Marina Raskova o Marya Smirnova aviatrici sovietiche del 588º Reggimento bombardamento notturno soprannominato “Nočnye Ved’my” ovvero “Streghe della Notte”.

MARINA RASKOVA E IL “PICCOLO PADRE”

La storia personale di queste ardimentose guerriere dell’aria si intreccia inevitabilmente con quella del loro Paese. Tutto ebbe inizio nel giugno del 1941, in seguito all’invasione della Russia da parte della Germania nazista: secondo la ricostruzione degli storici sovietici, l’eroina dell’aviazione sovietica Marina Raskova (nota per attraversato in volo gli Urali nel 1938 con un equipaggio tutto al femminile, coprendo i 6000 chilometri che separano Mosca dalla Siberia) ottenne udienza da Stalin presentandosi di fronte al “piccolo padre” con una valigetta piena di lettere: a scriverle erano state centinaia di ragazze che chiedevano con insistenza di partecipare allo sforzo bellico in difesa della patria aggredita. Stalin all’inizio tentennò ma di fronte all’insistenza della Raskova alla fine cedette ed autorizzò la creazione di tre reggimenti costituiti esclusivamente da donne: il 586° IAP composto da caccia; il 587° BAP formato da bombardieri in picchiata e il 588° NBAP specializzato nel bombardamento notturno. Centinaia di volontarie si presentarono così nella città di Engels, a circa 800 chilometri da Mosca dove, tutte intorno ai vent’anni, vennero affidate alle cure di Evdokija Bershanskaja: in appena sei mesi svolsero l’addestramento di tre anni dove ai dieci corsi che svolgervano ogni giorno affiancarono lo studio del codice Morse più due ulteriori ore giornaliere di esercitazioni all’aperto.

Yekaterina Ryabova
Yekaterina Ryabova, una delle più decorate e note aviatrici sovietiche

In poco tempo divennero così esperte da essere in grado di volare ininterrottamente per ore notturne sfidando ogni condizione metereologica. Pilotare un Polikarpov Po-2, un piccolo biplano di legno e tela richiedeva però un’abbondante dose di pazzia oltre ad una elevata abilità: originariamente destinato all’addestramento e a piccole operazioni di ricognizione e collegamento fu successivamente modificato per lavoro agricolo ma il velivolo non disponeva di nessuna strumentazione né per il volo notturno né tantomeno per il puntamento delle bombe. Mappa, cronometro e bussola erano gli unici strumenti di bordo che era possibile utilizzare quando si era in grado di catturare dei precisi punti di riferimento da terra. Ogni notte si trattava quindi di salire sopra un modello ormai superato già per quei tempi, abbastanza lento ed estremamente facile ad incendiarsi il quale, il più delle volte, spingeva il pilota a compiere delle vere e proprie manovre acrobatiche per evitare di essere eccessivamente sballottolato dai venti ascensionali. Per di più, a restituire un quadro ancora più veritiero dell’impresa, bisogna sapere che fino al 1944, le aviatrici volarono senza alcun paracadute di supporto: ciò significava che una qualsiasi sventagliata nemica o un’avaria ad uno dei motori, rendeva praticamente impossibile uscire vivi da quelle trappole infernali.

LE OPERAZIONI AL FRONTE E LA NASCITA DI UN MITO

Dalla fine di maggio del 1942 le “Streghe della notte” vennero spedite al fronte: sorvolarono a più riprese i cieli di Stalingrado e della Crimea, contrastando inoltre l’avanzata tedesca prima nel Kuban, poi nel Nord del Caucaso in Bielorussia, in Polonia e infine in Germania, dove giunsero in concomitanza delle operazioni belliche che anticiparono la resa della città tedesca’ v”=/i sono infatti delle foto del reggimento che immortalano i Polikarpov sulla Porta di Brandeburgo. Molte le aviatrici che si distinsero: non solo il comandante Evdokiya Bershanskaya, ma tra i piloti più decorati vi furono Natalya Meklin, (che dopo la guerra sarebbe diventata una nota giornalista e scrittrice) e Ira Sebrova, ex meccanico impiegata in oltre 1000 azioni di bombardamento, Mariya Smirnova, Dina Nikulina e l’ex studentessa di astronomia Evgheniya Rudneva, morta durante un bombardamento su Kerch, il cui nome è stato dato a un asteroide. Fu così sorprendente ed importante il contributo offerto da queste terribili amazzoni sovietiche che, come scrive il prof. Gian Piero Milanetti, autore dell’opera “Le Streghe della notte” edito qualche anno fa, il loro soprannome gli fu “regalato” dai piloti tedeschi dello Jagdgeschwader JG 52, (l’unità d’elite tedesca nota per aver ottenuto il maggior numero di vittorie aeree nella storia dell’aviazione, oltre diecimila) che non credevano ai loro occhi alla vista che delle ragazze russe potessero puntualmente bombardare ogni notte le loro basi.

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Natalya Meklin un’altra indomita “Strega della Notte”

Come scrive Milanetti infatti, il 588° combatteva in prima linea in cooperazione con l’aviazione maschile e visto che ogni biplano poteva al massimo trasportare due bombe durante la notte svolgevano il compito di disturbatrici delle linee nemiche, portando a termine diverse operazioni, dall’attacco ai depositi di carburante e armamenti, al bombardamento di ponti, nodi e stazioni ferroviarie fornendo così un aiuto prezioso all’Armata Rossa nello sfondamento delle linee nemiche. Era così intenso lo sforzo notturno al quale erano chiamate che per restare sveglie sembrerebbe che i medici sovietici somministrassero loro delle strane pillole eccitanti, chiamate in gergo Coca-Cola. Si è calcolato che le “Streghe della Notte” svolsero in tutto circa 23.000 missioni in appena tre anni riportando la perdita di “solo” trentadue aviatrici spesso rimaste intrappolate tra le lamiere infuocate dei loro velivoli. Inoltre, ben ventitré pilotesse, al termine della guerra, ricevettero la Stella di Eroe dell’Unione Sovietica. Non soltanto le “Streghe della notte” si distinsero in quegli anni tragici: anche il Reggimento da Bombardamento in picchiata ebbe cinque Eroine dell’Unione Sovietica tra le quali la più famosa fu Mariya Dolin, mentre il 586° Reggimento Aereo Caccia svolse 4419 missioni di combattimento e rivendicò l’abbattimento di 38 aerei nemici nel corso di 125 battaglie aeree. Al termine del conflitto a nessuna di loro fu concessa una onorata carriera militare: alcune divennero insegnanti, altre trovarono impiego in qualche giornale ma quasi tutte morirono in povertà. Una beffa per chi come un lampo aveva spaccato in due i cieli russi ricacciando l’invasore tedesco: uno smacco al quale solo l’eco delle loro gesta può porre rimedio.

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