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Il caffè, la bevanda esotica che fece impazzire l’Europa

Originario dello Yemen, per secoli fu la città di Mokha, sulle coste del Mar Rosso, il principale porto di partenza dei preziosi chicchi di caffè. Il termine arabo “qahwa” da cui, attraverso il turco “kahve”, deriva la parola “caffè”, significa “rinvigorente”: i musulmani adottarono con piacere una bevanda che, senza essere alcolica (il Corano vieta il consumo di alcol), possiede proprietà stimolanti. Proprio in Medio Oriente sorsero i primi locali dedicati al consumo di caffè. Fin dal XVI secolo a Costantinopoli, Medina, La Mecca, Il Cairo, Damasco e Baghdad furono aperte delle sale in cui gli uomini si recavano in massa per sorseggiare caffè mentre chiacchieravano dei loro affari.

LA NERA BEVANDA AMATA DAI TURCHI

Un funzionario del consolato di Venezia a Il Cairo, il medico e botanico Prospero Alpini (1553-1617), scopritore del sesso delle piante, raccontava nel 1592 che “i Turchi hanno una bevanda dal colore nero e non c’è riunione in cui non la si beva”. Proprio questi viaggiatori, diplomatici o commercianti che avevano visitato l’impero ottomano, introdussero in Europa il caffè.

Il caffè turco fatto in ibrik.
Il caffè turco fatto in ibrik.

Intorno al 1570 alcuni mercanti veneziani, che intrattenevano continui scambi con i Turchi, introdussero in Italia il caffè. Ma fino al XVII secolo il consumo della bevanda rimase limitato a un’élite ristretta: il suo alto costo la rendeva infatti un lusso per pochi. Inoltre in Italia più che in altri Paesi l’introduzione del caffè dovette scontrarsi con l’opposizione di alcuni sacerdoti conservatori, che la consideravano la “bevanda del diavolo”: nella vita cristiana, sostenevano, non c’era spazio per la bevanda degli infedeli, che con i suoi effetti malefici aggravava la corruzione delle anime. Nel 1600 papa Clemente VIII (1535-1605) fu chiamato a pronunciarsi sul destino del caffè: il pontefice decise di provare la bevanda prima di emettere una sentenza, e il suo sapore gli piaceva a tal punto che diede subito il benestare alla diffusione del caffè nel mondo cristiano. Scongiurato il pericolo di un’interdizione della Chiesa, il caffè cominciò a diffondersi tra i venditori ambulanti italiani e nel ‘700 fiorirono eleganti caffetterie in varie città della Penisola: per citarne alcune, il Caffè Florian a Venezia, il Padrocchi a Padova e il Caffè Greco a Roma.

Papa Clemente VIII fu uno straordinario consumatore di caffè.
Papa Clemente VIII fu uno straordinario consumatore di caffè.

LA DIFFUSIONE IN EUROPA E LA NASCITA DEI CAFFÈ 

A metà del ‘600 il commercio di caffè si estese alla Gran Bretagna grazie al mercante Daniel Edwards: nel 1652 Pasqua Rosée, suo aiutante, aprì la prima coffee house a Londra. La buona accoglienza che ebbe favorì la rapida diffusione di questi esercizi. In Inghilterra erano gli anni della Guerra civile (1642-1660), che portò fra l’altro alla decapitazione del re Carlo I e all’instaurazione della repubblica da parte di Oliver Cromwell: molti dei nuovi caffè divennero subito dei club politici e, viceversa, molti gruppi politici trovarono nella coffee house un luogo di incontro ideale. Il “Rota Club”, per esempio, dibatteva nei caffè temi repubblicani, mentre i realisti (monarchici) si davano appuntamento nelle coffee house vicino alla St Paul’s Cathedral. Per essere ammessi a questi caffè non era necessario essere ricchi o nobili; vi erano due sole condizioni: pagare un penny e vestirsi in modo appropriato. All’interno i clienti, tutti uomini, potevano fumare, degustare caffè, conversare o leggere. Le coffee house inglesi tuttavia non erano, all’inizio, luoghi molto raccomandabili. Vi era diffuso il gioco d’azzardo, e anche i litigi e duelli facevano parte della normalità, con grande scandalo delle menti puritane. I produttori di birra, poi, si opponevano al consumo di un prodotto importato dall’estero e si battevano per proteggere la bevanda nazionale. Dopo la restaurazione della monarchia con Carlo II, questi nel 1675 ordinò la chiusura dei caffè, considerati “luoghi dove gli insoddisfatti si incontrano e tengono scandalosi discorsi sull’operato di Sua Maestà e dei suoi Ministri”, ma la gente continuò a frequentarli e il re dovette revocare la sua decisione. Da quel momento, il numero di coffee house iniziò ad aumentare. Il caffè ebbe lo stesso fulmineo successo in altri Paesi d’Europa e in Nord America (la prima coffee house delle colonie inglesi fu inaugurata a Boston nel 1689).

Scena conviviale in una Coffee House inglese del 1600.
Scena conviviale in una Coffee House inglese del 1600.

In Francia, il caffè giunse per la prima volta a Marsiglia, dove a partire dal 1671 si inaugurarono diverse “maisons du café”. Come nelle città orientali, anche a Marsiglia i caffè, aperti solo agli uomini, costituivano un ambiente a metà strada tra il lavoro e il tempo libero, dove le regole gerarchiche erano meno rigide. Ben presto i nuovi aromi arrivarono nella capitale francese. In precedenza vi era già stato fatto un tentativo di aprire dei caffè a Parigi, ma questi locali spopolarono solo dopo che, nel 1686, Francesco Procopio dei Coltelli, un cuoco di origine siciliane considerato il padre del gelato, aprì il proprio esercizio “Le Procope”, esistente ancora oggi. “Il lusso è garanzia di buona qualità delle consumazioni”, recitava la pubblicità. In effetti “Le Procope” fu il primo caffè elegante d’Europa: la bevanda era servita in tazze d’argento, i tavoli erano di marmo e l’ambiente era decorato da candelabri e specchi; inoltre era vietato fumare e consumare birra. Era un luogo prestigioso, frequentato dall’alta società; tutto il contrario di ciò che accadeva nelle taverne, tuguri bui, sporchi e pieni di fumo, spesso frequentati da ubriachi, prostitute e gente di malaffare. L’atmosfera stimolante e distesa spiega il successo di questi locali: nel 1721 erano già trecento i caffè sorti sull’esempio di “Le Procope”.

Nel ‘700 il caffè conobbe un’enorme diffusione. Gli europei, soprattutto Francesi e Olandesi, ne introdussero la coltivazione nelle loro colonie americane, facendo sì che i prezzi calassero. La gente dell’epoca, poi, lodava il caffè per i suoi benefici effetti. Come scriveva il poeta francese Jacques Delille, questa “amabile bevanda risveglia i sensi, senza disordine né caos”, consentendo “ai pensieri di fluire liberamente”. Si pensava infatti che il caffè stimolasse il ragionamento in virtù delle sue proprietà ma anche dei luoghi in cui lo si consumava: luoghi di incontro di intellettuali che discutevano di attualità a ruota libera superando il timore del “politically correct”. Nei “Memoirs” l’illuminista francese Denis Diderot confessava che il suo luogo preferito a Parigi era il “Café de La Régence”, dove ogni giorno lavorava alla sua “Encyclopédie”. Il suo amico Jean Jacques Rousseau annotò nelle “Confessioni” che, malgrado le difficoltà economiche, si recava al caffè “un giorno sì e uno no” per conoscere “gli accademici e altri letterati”. Le autorità, tuttavia, non vedevano di buon occhio questi locali: la polizia li sorvegliava costantemente, al punto che alcuni ragazzi si appostavano nelle vicinanze dei caffè per dare l’allarme quando arrivavano le forze dell’ordine. Mentre degustavano il caffè in eleganti saloni, infatti, i più grandi sovversivi dell’epoca tramavano la Rivoluzione. Alla fine del XVIII secolo Marat, Danton e Robespierre si riunivano a “Le Procope”, e lo stesso faceva Benjamin Franklin, che esponeva ai presenti le basi della futura Costituzione americana.

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One thought on “Il caffè, la bevanda esotica che fece impazzire l’Europa

  • Giugno 6, 2020 alle 4:42 pm
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    La storia non è fatta solo di grandi eventi, ma anche (anzi, direi, soprattutto) delle piccole cose, quasi quotidiane, che hanno cambiato le abitudini e la cultura di un paese.
    Grazie !

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