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I miti dell’antico Kojiki e la lotta tra il dio Susanoo e il mostruoso Yamata no Orochi

Tra gli antichi testi letterari giapponesi un posto di rilievo è occupato dal Kojiki, noto anche con il nome di Furukotofumi: si tratta infatti della più antica cronaca esistente in Giappone e in assoluto il primo testo di narrativa giapponese  pervenutoci. Composto da Ō no Yasumaro intorno VIII sec. (711-712) dietro richiesta del sovrano Tenmu, trovò il suo completamento circa 26 anni più tardi quando venne consegnato alla nipote, l’Imperatrice Genmei. Il Kojiki è un testo prezioso, di grande importanza letteraria e narra le origini del Giappone partendo dall’era mitologica dominata divinità shintoiste (kami) fino alle vicende del regno dell’imperatrice Suiko (592-628).

Insieme al Nihongi (gli Annali del Giappone) che narra però di avvenimenti della storia del Sol Levante, i miti contenuti nel Kojiki sono stati d’ispirazione per molte pratiche religiose e i temi trattati sono stati a loro volta ripresi di frequente nell’arco della storia letteraria giapponese. Tra i grandi avvenimenti narrati nel Kojiki vi è la nascita di Susanoo no Mikoto, una delle principali divinità  dello shintoismo, noto per essere il dio delle tempeste e degli uragani. Si narra che fin da piccolo Susanoo, uno dei tre nobili bambini nati dal seme di Izanagi, il Dio Creatore, fosse dotato di grande forza e coraggio i quali però erano pari unicamente alla sua insolenza e al suo carattere bellicoso.

L’INDIGNAZIONE DI AMATERASU E LA SCOMPARSA DELLA LUCE

Accadde così che, annoiato dalla monotonia del ruolo di guardiano dei mari che il padre gli aveva assegnato, decise di abbandonare il suo compito e di allontanarsi dalla sua famiglia rendendosi responsabile di una lunga serie di gesti violenti nei confronti degli esseri umani e degli altri kami. Il padre, furente, lo volle così esiliare dal Takama-ga-hara, la residenza degli Dei. Susanoo però prima di andarsene ebbe comunque il beneplacito di Izanagi di scendere sulla Terra e andare a trovare la sorella Amaterasu, la dea del Sole, mitica antenata diretta della famiglia imperiale giapponese. I due dopo un banale scherzo (o secondo altre fonti, una scommessa vinta dalla dea della luna) andarono incontro a un terribile litigio nel corso del quale Susanoo uccise tutte le ancelle della sorella, distrusse tutti i campi coltivati che Amaterasu  aveva costruito per nutrire gli uomini e scuoiato un cavallo ebbe l’ardire di defecare sui campi.

A quel punto la Dea, indignata e scioccata dalla violenza del fratello minore, si rinchiuse in una caverna, facendo sprofondare il mondo nell’oscurità. Fu solo grazie ad uno stratagemma che i kami riuscirono a far uscire Amaterasu dalla caverna restituendo così la luce al mondo.

La dea Amaterasu esce dalla caverna e illumina la Terra.
Stampa giapponese che ritrae Amaterasu mentre esce dalla caverna e torna ad illuminare la terra.

Izanagi, imbufalito, fu sul punto di uccidere il figlio ma tornato su miti consigli decise di cacciarlo condannandolo ad un esilio perpetuo. Susanoo a quel punto scese definitivamente sulla Terra e si ritrovò nella regione di Izumo. Da quel momento però cambiò completamente indirizzo e votato alla causa del bene si trasformò in difensore dell’umanità. Tra le grandi imprese divenute leggendarie non si può non menzionare la lunga lotta condotta contro il mostruoso Yamata no Orochi, un mastodontico serpente ad otto teste che tiranneggiava sui popoli della Terra minacciando di distruggere ogni cosa se gli esseri umani non gli avessero concesso come tributo delle vergini in pasto.

LO SCONTRO TRA SUSANOO E IL MOSTRUOSO YAMATA NO OROCHI

Quando Susanoo giunse sulla Terra Yamata no Orochi pretendeva che gli fosse consegnata la giovane e avvenente Kushinada ma non appena Susanoo la vide si innamorò perdutamente di lei. Decise così di aiutare i popoli di Izumo, ma sapeva perfettamente che non poteva affrontare Orochi da solo in quanto questo era troppo forte, anche per un indomito e fiero guerriero come lui. Allora ordinò che fossero raccolti otto barili di sake, da disporre di fronte alla casa dove viveva Kushinada con i suoi genitori. Quando Yamata no Orochi giunse di fronte alla casa di Kushinada trovò gli otto barili di sake e non poté far a meno di ubriacarsi, finché ogni testa cadde addormentata. Solo quando tutte le teste del mostro erano scivolate in un sonno profondo, Susanoo abbandonò le recise servendosi della stessa spada che suo padre aveva usato in precedenza per fare a pezzi il Dio del fuoco, uccidendo il potentissimo mostro.

Il mostro a otto teste Yamata-no-Orochi
Yamata no Orochi, il mostro ad otto teste ucciso dal valoroso Susanoo.

Sempre secondo il mito Susanoo tagliò prima teste del mostro e poi le sue otto code: riuscì senza difficoltà a farle tutte a pezzi tranne l’ottava coda in quanto nel momento in cui brandì il colpo per tranciarla la sua spada impattò contro qualcosa di molto resistente e Susanoo si accorse che all’interno della coda era celata una spada. Fu così che trovò la leggendaria spada Ama no Murakumo, in seguito chiamata Kusanagi no tsurugi (Spada del Paradiso). In un’altra versione della leggenda narra invece Susanoo, una volta trovata Ama no Murakumo decise di farne dono alla sorella Amaterasu con la quale si riappacificò. Quest’ultima commossa dal gesto, dalla maturità acquisita del fratello e dalla bellezza della Murakumo, decise di perdonarlo, cosa che fece anche Izanagi. Susanoo comunque decise che il suo posto non fosse più tra i kami, ma, una volta presa in moglie Kushinada, si ritirò con la sua amata a vita privata, vivendo in una casa costruita nella regione di Izumo, in un luogo ancora oggi considerato sacro dal culto shintoista.

di Lorenzo Carbone

 

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