fbpx

I Lupercalia e la purificazione del popolo romano

I Lupercalia erano una delle festività più antiche e famose del calendario romano durante la quale avveniva la purificazione simbolica del popolo. Celebrata il 15 febbraio in onore di Fauno Luperco, Dio della campagna e della fertilità, protettore dei greggi, i Lupercalia erano un evento senza eguali che coinvolgeva tutta la città in un turbinio di eccitazione ed emozione senza precedenti. Una vera e propria attrazione per un gran numero di persone che per assistere alla festa giungevano da ogni parte dell’Urbe e anche oltre.

L’INCONTRO DEI LUPERCI NEL LUPERCALE

La festa era celebrata dai sacerdoti Luperci distinti in due collegi, Quintilii e Fabii  che la tradizione vuole fondati rispettivamente da Romolo e Remo. In seguito, ad essi si aggiunse un altro collegio di sacerdoti, gli Iulii, in onore di Giulio Cesare. Per inciso le Gentes Quintilia, Fabia e Iulia erano le più antiche e prestigiose gentes di Roma che facevano risalire la loro origine all’aggregazione della Roma primigenia. I Luperci si incontravano nel Lupercale, la grotta ai piedi del Palatino, dove, leggenda narra, la Lupa aveva allattato i mitici gemelli. Che ancora esiste, visto che recenti scavi archeologici, sembra, l’abbiano portata alla luce. Nella grotta i Luperci procedevano al sacrificio di alcune capre e un cane, dopo di che la lama intrisa del sangue delle vittime sacrificate veniva passata sulla fronte di due sacerdoti rappresentanti i due gruppi. Il sangue veniva poi ripulito con un panno di lana imbevuto di latte, mentre gli altri Luperci scoppiavano in una fragorosa rituale risata. Dopo di che si dava inizio a un banchetto durante il quale il vino scorreva a fiumi e i sacerdoti avevano di che rifocillarsi.

Lupercali-ara-pacis
La festa si svolgeva davanti al Lupercale, la sacra grotta dove Faustolo avrebbe rinvenuto i gemelli Romolo e Remo. Dettaglio dell’Ara Pacis nel quale è rappresentato il pastore Faustolo.

Dopo il banchetto tutti i luperci, coperte solo le parti intime con dei brandelli di pelle ricavati dagli animali appena sacrificati a imitazione di Lupercus (che era appunto rappresentato sempre mezzo nudo), cominciavano la folle corsa rituale per la città. Correvano lungo la Via Sacra che attraversava il foro, colpendo con delle fruste, anche quelle ricavate dalle pelli degli animali sacrificati, tutte le persone che incontravano sulla loro strada. Era la purificazione del popolo che  si stava compiendo. Ad essere colpite soprattutto le donne che erano solite farsi avanti poiché era convinzione comune che quei colpi le rendessero feconde e future madri  prolifiche. La più spettacolare di tutte fu senza dubbio quella celebrata nel 44 a. C., quando a partecipare alla cerimonia comparve il generale Marco Antonio, braccio destro di Cesare. L’irriverente Antonio in veste di sacerdote, non si accontentò di correre mezzo nudo per la città, ma osò presentarsi  anche nel forum così abbigliato. Scandaloso per i più! Ma non per le donne in quanto dicono che fosse notevolmente ben dotato…Elegante e pomposo, invece, quando, sempre in quella occasione, accompagnato dai luperci iuliani, offrì a Cesare un diadema regio che il dictator rifiutò per ben tre volte in uno studiato gesto di spregio per dimostrare che non aveva nessuna intenzione di diventare il Rex di Roma.

Rifiuto della corona di Rex da parte di Cesare
Cesare rifiuta la corona di Rex ai Lupercali del 44 a.C.

EVANDRO E IL MITO DI PAN LICEO

Nell’andare a ripercorrere la storia di questa festività ho cercato di individuare, spulciando le fonti classiche, quale fosse la sua origine e quale il vero significato di questo rito ancestrale. Risultato? Certezze poche, dubbi tanti e tanto ancora da scoprire. Troppo diverse e contrastanti le versioni a noi giunte tanto che gli stessi autori classici fanno fatica a venirne a capo. Del resto siamo di fronte a una di quelle celebrazioni così antiche, primordiali che, con ogni probabilità, gli stessi Romani che a frotte, fino all’età imperiale, accorrevano per assistere alla cerimonia, non ne ricordavano più l’origine né il vero significato. Ma vediamo cosa ci dicono gli storici antichi. Stando al racconto di Dionigi di Alicarnasso, la festa fu introdotta da Evandro, Re degli Arcadi, eroe leggendario della Roma preistorica che, costretto esule dall’ostilità di Argo o, forse, in seguito a una carestia, era giunto in Italia sessant’anni prima della guerra di Troia. Si era stanziato nel Lazio su quello che in seguito sarebbe diventato il colle Palatino, e nei cui pressi aveva fondato la città di Pallanteo, in omaggio alla sua patria di origine, Pallantio, in Arcadia, nel Peloponneso. Primo nucleo della futura Roma dove, Evandro, insieme a sua madre, Temide, Carmenta per i Romani, aveva introdotto l’alfabeto latino.

La festa era celebrata in omaggio a Pan Liceo, una divinità pastorale poi identificata dai Romani con Fauno Luperco, Dio della natura e dei boschi, protettore dei greggi e della fertilità. Liceo era uno dei Numi più antichi e riveriti dagli Arcadi e Lupercale (dal Latino “Lupercus”, lupo, appellativo di Fauno), fu chiamato dai Romani il luogo un cui la divinità veniva celebrata. Dionigi  di Alicarnasso descrive quel luogo simile ad una grande e vecchia spelonca situata ai piedi del Palatino, ricoperta da una grande quercia e circondata da un’alta e folta vegetazione (Antichità Romane, Libro I, XXIII). Qui, afferma Dionigi, fu collocato l’altare dedicato a Liceo e vi si svolgeva un sacrificio in suo onore che i Romani […] non mutando cosa alcuna delle antiche allora fatte, ripetono ancora di presente dopo il solstizio d’inverno nel mese di febbraio”. Dopo l’oblazione, i giovani abitanti il Palatino correvano nudi per la terra,  curandosi di coprire solo le parti intime con le pelli degli animali appena sacrificati, in segno di espiazione, “celebrando con giochi licenziosi Pan Liceo”, aggiunge Livio (Storia di Roma, I,5).

Lupercalia
Festa romana dei Lupercalia.

Stando al racconto di Dionigi, che a sua volta si ispira alla versione data dallo scrittore latino Elio Tuberone, fu proprio durante questa cerimonia che Remo nel pieno svolgimento di una razzia, cosa che era solito fare insieme a suo fratello Romolo e la sua banda, fu arrestato e condotto da Numitore (Ibid. LXXI), il Re spodestato da suo fratello Amulio, che anni prima aveva ordinato di gettare i gemelli nel Tevere per non avere intorno a se futuri rivali con cui contendersi il trono di Alba. Sappiamo poi, sempre da Dionigi che, avvenuto il riconoscimento dei suoi nipoti, Numitore fece rilasciare Remo. In seguito, i due gemelli, saputa ogni cosa sulla loro storia, uccisero l’usurpatore e riconsegnarono il trono a Numitore, mentre loro furono autorizzati a fondare una nuova città. E Roma fu. L’origine greca di questa festività spiegherebbe anche il sacrificio del cane, animale che di solito non troviamo nelle celebrazioni tipicamente romane.

IL RAPPORTO CON IL MITO DELLA FONDAZIONE DI ROMA

Plutarco lo spiega così: “Se il sacrificio è una purificazione, si potrebbe dire che il cane viene sacrificato come vittima adatta a tali riti, poiché i Greci, nei loro riti di purificazione, portano avanti cuccioli per la sepoltura e in molti luoghi fanno uso dei riti chiamati “Periskulakismoi..[Sacrificio dei cuccioli] . Ma poi aggiunge: “e se questi riti vengono celebrati con gratitudine in ricordo della lupa che nutriva e preservava Romolo, non è senza ragione che il cane viene ucciso, poiché è un nemico per i lupi…” Con questi ultimi versi,  Plutarco apre la strada a un’altra versione che propende per una origine autoctona della festa. Intanto lo storico greco ci conferma che  fu proprio in quella grotta vetusta che la lupa si era rifugiata per allattare i mitici gemelli, di qui il nome “Lupercale” con cui la tradizione ha consegnato quel luogo alla memoria dei posteri.

Nei passi successivi egli afferma, prendendo a prestito le parole di Butas, antico poeta latino, che Romolo e Remo, dopo la vittoria su Amulio “corsero esultanti nel luogo in cui la lupa li aveva allattati” quando erano bambini e che la festa si svolgeva proprio per ricordare quel momento e quella vittoria che si sarebbe poi rivelata determinante per la nascita di Roma:“ […] e che corrono i due giovani di nobile nascita colpendo tutti quelli che incontrano, come una volta con armi brandite, giù dalle alture di Alba, Remo e Romolo corsero”. Ma Caio Acilio, sempre attraverso la penna di Plutarco, ci fa sapere che in realtà i Lupercalia ricorderebbero un altro episodio. Egli scrive che i due gemelli, un tempo pastori, un bel giorno persero il loro gregge e dopo aver pregato Fauno affinché li assistesse, si lanciarono in una folle corsa alla ricerca disperata del bestiame, nudi affinché il sudore non fosse di ostacolo alla loro corsa “[…] questo il motivo per cui i luperci corrono nudi”.

Lupercali Musei Capitolini
Musei Capitolini – I Lupercali, D Beccafumi, Firenze Inv Casa Martelli, n. 52 –

Appare  evidente che in entrambe queste versioni non vi è spazio per una origine greca della cerimonia come sostenuto da Dionigi. Sarà per la tendenza di quest’ultimo e degli antichi autori a cui Dionigi si ispira, di identificare le divinità romane con quelle Greche? O, forse, una festa troppo licenziosa e selvaggia per cui appariva più “conveniente” considerarla assorbita dai Romani piuttosto che nata con loro? Anche Livio conferma l’origine greca della festa, affermando che “[…] già allora (presso gli Arcadi), sul Palatino si celebrava il Lupercale” […] I giovani correvano nudi, coperti solo da un perizoma,celebrando con giochi licenziosi Pan Liceo che i Romani in seguito chiamarono Inuo” (Fauno). Certamente il carattere primitivo e selvaggio di questi riti dimostra senza ombra di dubbio che essi affondano le loro radici nell’antichità più remota e non è neanche da escludere che dietro la leggenda di Evandro si nasconda la memoria , un po’sbiadita, di una qualche migrazione greca in Italia nel corso del X secolo a.C.

I Lupercalia continuarono ad essere celebrati anche per tutto il periodo imperiale, con qualche interruzione e limitazione, come quella voluta da Augusto che ne vietò la partecipazione ai giovani imberbi. Neanche il Cristianesimo riuscì a scalzarla, non subito almeno. Ancora, nel 495, Papa Gelasio I in una lettera al Senato, indirizzata al princeps Senatus Andromaco che aveva voluto ripristinare la festa, si lamentava della persistenza di una così abietta festa pagana non degna della sua classe sociale. Solo allora fu bandita e pare sostituita con una festività dedicata alla purificazione della Vergine Maria poi spostata al 2 febbraio. Ma la memoria non si deve allontanare da questa come da altre usanze che fanno parte del nostro passato e che, con orgoglio,  gelosamente, dobbiamo custodire!

di Germana Orabona

 

Bibliografia:

Plutarco, Vita di Romolo;

Dionigi di Alicarnasso, Antichità Romane, Libro I;

Ovidio, Fasti, Libro II;

Tito Livio, Storia di Roma, Libro I;

W Smith, Dizionario di Antichità Greche e Romane;

F. Mora, Il Pensiero Storico religioso antico, Volume I;

N F Marques, Un anno nell’Antica Roma.

SEGUI CRONISTORIA SU:

Sito web: cronistoria.altervista.org

Facebookhttps://www.facebook.com/cronistoria/

YouTube: CroniStoria TV

Instagramhttps://www.instagram.com/cronistoria/

Twitterhttps://twitter.com/croni_storia

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.