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Howard Carter e la straordinaria scoperta di Tutankhamon

È quantomeno curioso constatare che sebbene la storia dell’Antico Egitto annoveri molti faraoni importanti, alcuni addirittura così grandi e potenti da voler eternare il loro passaggio sulla Terra con le straordinaria costruzione delle tombe piramidali, il volto che solitamente l’immaginario collettivo tende oggi ad associare più di ogni altro alla civiltà del Nilo, sia quello di Tutankhamon, il “faraone fanciullo” morto giovanissimo e che, per cause di forza maggiore, non ebbe il tempo di incidere così in profondità nella storia del suo popolo come invece fecero altri illustri colleghi. Senza dubbio la straordinaria popolarità di Tutankhamon passa per l’impresa della scoperta della sua tomba riportata alla luce dopo millenni di oblio. Protagonisti di quella che da molti è stata indicata come la più grande scoperta archeologica del XX secolo sono stati due inglesi, l’egittologo Howard Carter e il suo ricco finanziatore, l’aristocratico Lord Carnarvon.

L’INCONTRO TRA CARTER E IL CONTE DI CARNARVON CAMBIA LA STORIA DELL’ARCHEOLOGIA

Ingaggiato dall’egittologo Percy Newberry, poiché colpito dalle sue doti di disegnatore, Carter partì per l’Egitto quando aveva appena diciassette anni e fin da quel primo viaggio nel Paese del Nilo per lui fu subito amore. Dopo un inizio come acquarellista con Newberry, si mise al seguito dei maggiori egittologi del tempo come lo svizzero Henri Édouard Naville o l’inglese William Flinders Petrie e tra un cantiere e l’altro, partecipando in prima persona alle operazioni di scavo, acquisì con il tempo una grande competenza tanto che a soli 25 anni venne nominato ispettore generale delle antichità dell’Alto Egitto.

Howard Carter
L’egittologo britannico Howard Carter in una foto del 1924. Furono il suo intuito e la sua caparbietà a guidarlo fino alla tomba di Tutankhamon.

Iniziò quindi anche lui a scavare in varie zone soprattutto nell’area della Valle dei Re interessato in particolar mondo alla necropoli reale di Tebe. L’allora direttore generale del servizio egiziano per le antichità dell’Alto Egitto, Gaston Maspero, con il quale aveva stretto un buon rapporto di amicizia, lo spedì però al nord del paese dove però le cose si complicarono: complice un incidente diplomatico nei pressi di Saqqara e un carattere non proprio malleabile, Carter finì per essere escluso dalla comunità archeologica, di per sé già poco favorevole nei confronti di quel giovane rampante che con un percorso non propriamente accademico era riuscito a costruirsi una carriera da “autodidatta“. Così, per guadagnarsi da vivere, si ritrovò costretto a fare la guida tra le tombe e a dipingere acquarelli per i turisti. Aveva già 31 anni e quel mondo che tanto amava sembrava averlo già masticato e sputato via. Nel frattempo però giunse in Egitto un ricco inglese di origini aristocratiche, tale George Herbert, conte di Carnarvon che appassionato di egittologia, aveva già intrapreso una serie di scavi senza grande successo. Di conseguenza aveva bisogno di una figura esperta che lo affiancasse: preso contatto con Gaston Maspero questo gli presentò proprio l’amico Howard Carter. Fu il classico incontro benedetto dal destino poiché diede origine ad una stretta collaborazione tra i due che durò oltre sedici anni e partorì la più grande scoperta nella storia dell’archeologia egiziana.

CARTER E “L’OSSESSIONE” PER LA VALLE DEI RE

I primi scavi di Carter e Carnarvon iniziarono nel 1907 in un’area posta all’imboccatura della Valle dei Re è vennero riportati alla luce degli interessanti ritrovamenti tra i quali spicca indubbiamente la tomba reale di Amenhotep e di sua madre, la regina Ahmes Nefertari che, sebbene già saccheggiata, conservava ancora buona parte del suo corredo funerario. Carter però aveva fiuto e il suo istinto lo portò a seguire altro: nel 1914 infatti fece richiesta per tornare a scavare nella Valle dei Re, approfittando della scadenza nel rinnovo della concessione di scavo fino a quel momento esercitata da Theodore Davis, un ricco uomo d’affari americano perdutamente appassionato di egittologia (con il quale Carter aveva già collaborato in passato) e che però aveva perso l’entusiasmo di un tempo, frustrato dalla scarsità di risultati ottenuti. Carter però era stato attirato da alcuni “sottovalutati” ritrovamenti: nel 1908 Davis aveva scoperto l’esistenza di una tomba-pozzo, costruzione tipica dei faraoni della XVIII dinastia dalla quale erano saltate fuori una statuetta senza nome, una coppa di ceramiche e una cassa di legno dorato con i nomi di Tutankhamon e della moglie Ankhesenamon. Lo scoppio della Prima guerra mondiale lo costrinse a sospendere le ricerche della tomba di Tutankhamon, questo non allentò i suoi entusiasmi e riprese a scavare solo nel 1917 quando, grazie ad un seguito di centinaia di operai, mise in piedi un’esplorazione sistematica della Valle dei Re.

Valle dei re in Egitto
Vista panoramica della Valle dei Re in Egitto.

Tra le macerie che le precedenti esplorazioni archeologiche avevano provocato e i vagoni ferroviari che correvano su binari prefabbricati che viaggiavano da una zona di scavo all’altra, le intuizioni di Carter non portarono a nulla di significativo tanto che, dopo cinque anni di dispendiosi insuccessi, Lord Carnarvon decise di non trattare il rinnovo della concessione di scavo in scadenza nell’aprile del 1923. Carnarvon anzi comunicò al suo archeologo la sospensione dei finanziamenti e tornò in Gran Bretagna. Carter non demorse ed abbandonati momentaneamente gli scavi lo raggiunse in Inghilterra riuscendo a convincerlo ad investire altro denaro in un’ultima campagna di esplorazione, promettendogli inoltre che avrebbe contribuito in prima persona alle sue spese e assicurandogli che eventuali ritrovamenti gli sarebbero appartenuti.

LA STRAORDINARIA SCOPERTA DELLA TOMBA DI TUNTANKHAMON

Fu così che Carter riprese a scavare, stavolta in un triangolo di terreno ancora vergine collocato di fronte all’ingresso della tomba di Ramses VI dove erano stati rinvenuti i resti di alcune capanne costruite dagli operai che avevano lavorato alla tomba denominata KV9. Proprio lì un giorno spuntò dalla sabbia del deserto il profilo di un gradino di roccia che dava l’impressione di essere il gradino d’ingresso di una tomba. Era il 4 novembre del 1922 e Carter non sospettava ancora di essere sul punto di compiere una scoperta sensazionale. Scavando in profondità vennero liberati altri 16 scalini che conducevano ad un grande parete intonacata recante ancora intatti i sigilli della necropoli reale: si trattava di una tomba di un faraone. Carter fece richiudere l’accesso alla tomba e dopo aver messo dei soldati egiziani a guardia della stessa, telegrafò di corsa a Lord Carnarvon comunicandogli la scoperta ed invitandolo a raggiungerlo quanto prima in Egitto per aprire la tomba insieme: “Finalmente una scoperta meravigliosa nella Valle – telegrafò Carter al suo mecenate – Una magnifica tomba con sigilli intatti. Ricoperta in attesa del vostro arrivo. Congratulazioni”. Carnarvon si precipitò ad Alessandria d’Egitto accompagnato dalla figlia Evelyn e il 23 novembre giunse a Luxor: tutto era pronto per aprire la porta del sepolcro. Scrisse Carter che quel 17 novembre del 1922 fu il “giorno più bello della mia vita”. Infatti rimossa la parete i presenti si ritrovarono in un lungo corridoio che scendeva verso il basso, la cui discesa era resa disagevole dalla presenza di detriti (probabile segno di effrazione di qualche ladro nei tempi antichi) ma una volta rimossi la galleria li condusse ad un secondo ingresso anch’esso sigillato che mostrava i cartigli del re.

Howard Carter all'ingresso della tomba di Tutankhamon
Howard Carter riemerge dalle profondità della tomba di Tutankhamon.

Carter aprì quindi un foro e vi introdusse una candela e ciò che vide lo lasciò senza fiato: “La luce rivelò una visione straordinaria: un solido muro d’oro. A poco a poco cominciai a distinguere alcuni dettagli della stanza: strani animali, statue e oro, ovunque lo scintillio dell’oro”. Erano giunti nell’Anticamera: abbattuta la parete entrarono nella stanza contenente numerosi oggetti del corredo quali letti dorati e vasi di alabastro, figure a grandezza naturale, carri smontati e un trono preziosamente decorato. Qui, ad un certo punto si accorsero che la parete nord era murata: capirono che al di là di questa doveva trovarsi la camera funeraria. A quel punto Carter e i suoi praticarono un foro nell’angolo inferiore della parete e si introdussero all’interno. Li accolse una grande cappella dorata che occupava tutta la stanza. Erano quattro le cappelle di legno incassate l’una dentro l’altra e per smontarle gli archeologi impiegarono circa un anno: solo allora apparve un grande sarcofago di forma rettangolare. Il 24 febbraio del 1924 Carter di fronte a pochi intimi, sollevò il coperchio del sarcofago del peso di ben 600 chili con un sistema di pulegge e al di sotto di esso apparve un nuovo sarcofago antropomorfo in legno rivestito da una lamina d’oro: Tutankhamon era tornato per mostrarsi al mondo.

Maschera di Tutankhamon
Maschera funeraria di Tutankhamon conservata presso il Museo Egizio del Cairo.

Ci vollero circa dieci anni per analizzare e catalogare l’immenso contenuto della tomba del “faraone fanciullo”, così come venne ribattezzato. Lord Carnarvon non fece in tempo perché morì solo alcuni mesi dopo stroncato da un’infezione causata dalla puntura di una zanzara. I suoi eredi non poterono rivendicare la proprietà dei reperti della tomba ma il tesoro di Tutankhamon sarebbe rimasto quasi totalmente in Egitto. Carter invece completò i lavori nella tomba nel 1932 e morì a Londra il 2 marzo del 1939: l’uomo che aveva ridato a Tutankhamon una “nuova vita eterna” non si staccò più dalla sua eccezionale scoperta e trascorse i suoi ultimi anni nella cura della pubblicazione della sua attività di scavo.

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